
Luca Scacchetti
Seven Castles of dream
Ognuno sceglie il proprio castello. Di fronte a sette possibilità
– tante sono quelle proposte da Luca Scacchetti, secondo una numerologia
fiabesca – è impossibile non giocare a scoprire quale ti
piace di più. Più difficile scoprire il perché. E’
comunque tale la forza evocativa del “castello” che nessuno
si sottrae a questo confronto, che riporta all’infanzia, e forse
a qualcosa di ancora più in là, a qualcosa di ancestrale,
al desiderio di rendersi inaccessibili e sicuri, e di guardare dall’alto.
Come ci ricorda indirettamente anche Scacchetti nel suo scritto, che parla
di cocuzzoli di montagne completate da un castello, è difficile
per noi immaginare un castello in pianura: in questo caso solo l’acqua
del fossato conferisce quel carattere di inaccessibilità, di “soglia”
che una salita impervia e, si presume, una sola porta attribuiscono ai
castelli arroccati in alto (per questo il Castello Sforzesco di Milano,
pur essendo uno dei castelli più grandi del mondo, ha in sé
qualcosa di sbagliato: troppo grande, troppo disteso, troppo cittadino,
in una parola troppo “aperto”…)...
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