Mostra in corso:

 

Luca Scacchetti
'Seven Castles of dream'


Ognuno sceglie il proprio castello. Di fronte a sette possibilità – tante sono quelle proposte da Luca Scacchetti, secondo una numerologia fiabesca – è impossibile non giocare a scoprire quale ti piace di più. Più difficile scoprire il perché. E’ comunque tale la forza evocativa del “castello” che nessuno si sottrae a questo confronto, che riporta all’infanzia, e forse a qualcosa di ancora più in là, a qualcosa di ancestrale, al desiderio di rendersi inaccessibili e sicuri, e di guardare dall’alto. Come ci ricorda indirettamente anche Scacchetti nel suo scritto, che parla di cocuzzoli di montagne completate da un castello, è difficile per noi immaginare un castello in pianura: in questo caso solo l’acqua del fossato conferisce quel carattere di inaccessibilità, di “soglia” che una salita impervia e, si presume, una sola porta attribuiscono ai castelli arroccati in alto (per questo il Castello Sforzesco di Milano, pur essendo uno dei castelli più grandi del mondo, ha in sé qualcosa di sbagliato: troppo grande, troppo disteso, troppo cittadino, in una parola troppo “aperto”…)...
Ora, che un castello sia fatto più di pieni che di vuoti - anche visivamente - è cosa assodata, dipende dal suo carattere difensivo, difensivo in tutti i sensi, anche psicologici: bisogna porre tanta resistenza alle pressioni esterne…ma che siano delle forme scavate in una specie di monolite costituisce una tale estremizzazione di questo concetto da risultare paradossale. Eppure è questo paradosso ciò che ci interessa, perché ci da il senso di questa costruzione, di questo desiderio di Scacchetti di costruire castelli, che altrimenti resterebbe racchiuso in una bella citazione di nostalgia dell'infanzia (che c'è, e che magari è stata il primo movente dell'azione, ma che nel risultato non è più preponderante). Il nostro architetto, infatti, a ben vedere non simula neppure spazi interni - al massimo è la nostra abitudine che inizialmente li cerca e li vede -, ciò che gli interessa alla fine è una sorta di metafora dell'architettura, che prende a prestito una forma e una tipologia fortissima, evocativa, sentimentale e passata - e quindi inutile, per certi versi -, per verificare certe possibilità originarie, che vanno, appunto, dall'evocazione atavica all'intuizione costruttiva...

Paolo Meneguzzo (dal testo critico)





Informazioni



La mostra allestita presso il nostro spazio di Carrara lo scorso mese di Novembre viene riproposta a Castilione Olona (VA) nelle sale del museo civico Branda Castiglioni

Date:
Dal 24/03/12 al 15/04/12
Inaugurazione 24/03/12 (18:30)

Contatti:
Telefono: 0311-858301
E-mail: cultura@comune.castiglione-olona.va.it

Comunicato stampa(Carrara)
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"Albraca Castle" (2011)


"Aglaura Castle" (2011)